giovedì 12 febbraio 2009

"Un caffé macchiato freddo, per favore..." e ti ritrovi "l'imbevibile"

Premetto che sono un amante del caffé. E che ho una certa esperienza nei caffé presi nei bar.
Un caffé costa in media 0,85€. A San Gimignano, per ragioni quasi imperscrutabili (turismo? un segreto dazio a Pietrafitta?) costa 0,90€. E tant'è.
Nel nome della Santa Libera Concorrenza Capitalista tutti i bar di tutto San Gimignano (fanno eccezione gli ARCI, cui sono per buona ventura associato) praticano il medesimo prezzo. Sulla questione caffé sono profondamente neoliberista: la concorrenza dovrebbe essere una lotta senza quartiere. Davanti ai bar dovremmo veder scritto: "un caffé 0,80" e accanto "un caffé 0,75" e così via... In tal modo, il cliente avrebbe la libertà di scegliere contemperando i diversi fattori: vicinanza fisica ad un determinato bar (vale la pena fare cinquecento metri per risparmiare 5 centesimi?), la qualità del caffé (alcuni bar lo fanno veramente cattivo), l'ambiente in cui si prende il caffé, la clientela abituale, etc. Invece, sotto questo punto di vista, vige un grigiore sovietico e il caffé costa 0,90. Punto.
E non è solo una questione di prezzo, è una questione di correttezza professionale. Il costo di un caffé è il medesimo (a parte le differenze di qualità) per ciascun bar, ma ciascun bar ha diversi costi fissi da ammortizzare sul singolo caffé. Come è dunque possibile che ovunque il caffé costi uguale? (Lo so, ma faccio finta di non saperlo...).
Non si parli, inoltre, di promozioni o piccoli gesti gentili. Il caffé costa 0,90 e 0,90 è. Un carnet di caffé come sperimentato felicemente altrove, in cui guadagna il cliente (risparmia magari un caffé su dieci) e guadagna il bar (ammortizzando 9 miseri centesimi a caffé si tiene un cliente). Piccoli gesti gentili? Se ad un ristorante mangi un pasto completo, è molto probabile che il gestore elimini il caffé dal conto o l'amaro... Ad un bar, tendenzialmente, spendi quasi la medesima cifra che al ristorante per un pasto completo; eppure il caffé è il caffé. E quei novanta centesimi sono questione di vita o di morte.
Per non parlare del caffé doppio (due caffé nella stessa tazza). In varii posti ho riscontrato che il prezzo non viene semplicemente raddoppiato, ma c'è una piccola ammortizzazione del costo (0,90 il singolo, 1,50/1,60 il doppio). Qui no. Il doppio son due caffé, dunque 1,80€. Senza appello.
E che dire di piccoli accorgimenti, tipo i caffé speciali. C'è un bar a Siena dove hanno diversi caffé "speciali" (con panna e cioccolata bianca, ad esempio) e così è anche a Colle... Qui usa pochissimo. Senza fare grosse distinzioni o indagini, la mia questione è semplice. Un caffé speciale si può far pagare senza grossi problemi 1,20/1,50€. Gli ingredienti di aggiunta hanno un costo veramente irrisorio (mezzo quadratino di cioccolata bianca e una spruzzata di panna, nel caso di prima) e sono ammortizzati bene bene. Quindi su un caffé c'è un netto maggiore. Ed è un servizio al cliente. Perché no? Perché i novanta centesimi sono sacri. (Qualcuno si è adoperato in questo senso... Ma non basta).
La qualità del caffé. Per evitare un post troppo lungo, non stilo una classifica. Però posso dire che, pur essendo buona la media, ci sono situazioni in cui si spendono novanta centesimi per serrare i denti, ingoiare rumorosamente d'un fiato, prendere di corsa un bicchier d'acqua.
Infine, il latte freddo. Annosa questione. Io, a volte per fretta, a volte perché fa caldo, a volte perché mi va, prendo spesso il caffé macchiato al latte freddo. E qui viene lo scandalo. Alcuni bar, come è normale ovunque!, ti mettono un bricchino di latte freddo sul bancone alla tua richiesta. Tu dosi il latte e il gioco è fatto. In non pochi bar qui a San Gimignano il latte viene direttamente versato dal cartone nella tazzina. Una tragedia. Chi l'ha provato lo sa. Aggiungere troppo latte caldo ad un caffè non è un problema: di fatto diventa un cappuccino. Ma aggiungere troppo latte freddo significa dare luogo a quello che io chiamo "l'imbevibile". Provate per credere. A volte mi è capitato di trovarmi la tazzina colma. Il sapore è pessimo perché una cosa caldissima si mescola ad una freddissima e dà luogo ad una strana reazione per cui in bocca senti un sapore dannatamente fastidioso. Inoltre è lungo, quindi diventa quasi impossibile berlo d'un fiato. Se poi il caffé è cattivo... Al che dico: io ho fatto il conto che a San Gimignano lascio circa 985,5€ l'anno in caffé. Quando ho concluso questo conto mi sono veramente vergognato di me stesso... Quasi mille euro l'anno in caffé??? Ebbene si. Io tutti i giorni (tutti) prendo un caffé doppio, quindi la media è di due caffé al giorno. Un altro lo prendo o dopopranzo o nel pomeriggio, o ancora la sera (la sera rigorosamente Hag). La stima non è sbagliata, credetemi; anzi è probabilmente arrotondata per difetto (stamattina già spesi 3,60€ in caffé, quindi oltre la media; e un altro lo prenderò tra poco). E qui non conto le altre cose che prendo o i caffé che a volte mi trovo ad offrire. Solo il caffé.
Quasi mille euro l'anno e nemmeno il bricchino del latte freddo? Sto meditando uno sciopero generale.

1 commento:

Tramonto ha detto...

Finalmente un post dei tua Niccolò... semiserio, che prende in considerazione una realtà tangibile ed apre una discussione.

COMPLIMENTI, LO ASPETTAVO!!!

Adesso vado a commentare:
sono perfettamente d'accordo con te sulla questione caffè! E pure sul fatto dei prezzi uniformati, sul fatto del gesto gentile, sul fatto di conquistarsi un cliente piuttosto che spillargli 0,90 cent e non vederlo mai più... Ma una cosa mi trovo costretto a sottolinearla. E' chiaro che a San Gimignano basterebbe una, non dico tanto diversa, ma quanto meno alternativa, visione del concetto affare, che molte cose potrebbero risolversi con buona pace del gestore e del cliente (vedi non a caso esempio caffè!!!). Ma dal tuo post viene fuori senza dubbio che in linea generale a siena e colle ci sono una scelta più ampia di caffè ed a minor costo. Ora, non voglio criticare il fatto che ci siano dei posti che offrono al loro cliente una qualità superiore rispetto ai locali sangimignanesi. Ma per campanilismo, posso dirti che la qualità esiste anche a casa nostra e soprattutto, ultimo inciso, basta spostarsi verso nord, anzichè verso sud, fino a Firenze e vedrai da solo (come del resto già sai!) che il bricchino sul banco del bar (tra l'altro incredibilmente sempre pieno!) con il latte freddo è una prassi e non un vizio del cliente da dover richiedere al barista!!!
Questo dimostra se non le infinite doti della città sopra citata, senz'altro la reale possibilità di una soluzione al dramma incommensurabile dell'IMBEVIBILE (credimi ne sono a conoscenza) anche in provincia di siena!!!

La pianto qui con questo lunghissimo commento.

Ciao Niccolò al prossimo post.

:-)