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venerdì 4 febbraio 2011

Un saluto ad Alessia Ballini, leggete queste sue bellissime parole...

Da quando, circa un anno fa, mi hanno diagnosticato un tumore all' intestino, ho molto rivalutato l' uso metaforico di termini che hanno iniziato a far parte della mia quotidianità. Ascolto il Presidente del Consiglio usare il termine "metastasi" per descrivere meglio che può ciò che pensa della magistratura e non riesco ad astrarmi da quello che significa per me, i linfonodi gonfi sparsi nel mio corpo, la sofferenza delle cure che tentano di ridimensionarli. Centinaia di migliaia di persone hanno questa condizione in comune con me. Non c' è nessuno che lo consiglia sulla scelta terminologica? NON c' è un barlume di consapevolezza nella sua straordinaria capacità comunicativa? Da quando convivo con la mia malattia, ribellandomi, accettandola, lottandoci con tutte le energie che ho, la mia dimensione corporea ha assunto tutta la sua materialità, il suo predominio, la sua insopprimibile verità. Che io sono il mio corpo. Che il mio corpo non è separato dal mio spirito. Che sono entrambi miei e sono le uniche cose che possiedo. Guardo il dibattito parlamentare sul testamento biologico, annoto il suo triste esito e rammento che lo Stato sta mettendo le mani sulla mia dignità, presente e futura. Da quando la mia vita ha svoltato e mi hanno consegnato una nuova carta d' identità, quella che ognuno di noi ha in tasca e che chi è fortunato non dovrà mai tirare fuori, ho capito il significato impagabile, incomparabile di una sanità pubblica efficiente ed universale. L' istituzione che si fa carico di te, quando tu non puoi. Lo Stato che ti affianca, che ti sorregge, quando ne hai bisogno. Che tu sia ricco o povero. Comunitario o extra. Uomo o donna. Religioso o ateo. Questo è lo Stato che voglio. Che non mi invade, non mi prevarica. Che ha cura di me. Che mi rispetta. Che mi lascia libera. Che lascia libera la mia coscienza di decidere per me, per la mia vita. Dal mio punto di osservazione, parziale e, si fa per dire, privilegiato, l' attività del parlamento in merito alla vita e alla morte, al corpo e allo spirito, alla libertà e alla coscienza, appare di una povertà sconcertante. Tutti occupati a tutelare la libertà di coscienza dei parlamentari quando quella dei cittadini è definitivamente calpestata.

di ALESSIA BALLINI


Fonte La Repubblica

martedì 20 luglio 2010

Intervento in merito alla proposta di deliberazione di Consiglio sul: “Programma di valorizzazione dei percorsi della Francigena (...)”

Consiglio Provinciale -20 Luglio 2010-

Buongiorno a tutti,
io credo non si possa che essere soddisfatti nell'andare ad approvare questa proposta di deliberazione. E mi preme davvero ringraziare tutto il gruppo di lavoro “Via Francigena”, a partire dagli Assessori Alessandro Pinciani e Marco Saletti fino ad arrivare a tutti gli uffici e i tecnici coinvolti, assieme agli altri soggetti, per il prezioso impegno messo a sostegno di un progetto così importante come quello della valorizzazione dei centoventi chilometri di Via Francigena nei nostri territori.
In particolare, non si può non essere soddisfatti che questo Consiglio vada ad approvare un percorso, che tanta strada potrà fare nel futuro, che rappresenta un investimento non di corto ma di ampio respiro. Un investimento sulla cultura e, insieme, sul sistema economico che guarda avanti. Tante volte ci siamo detti che servono misure coraggiose e non appiattite sul presente per dare risposte concrete: l'investimento che stiamo approvando va in questa direzione.
E poi permettetemi di notare la serietà del lavoro fatto, che abbiamo potuto apprezzare anche nella Commissione Cultura congiunta con quelle con competenze sul turismo e sui lavori pubblici. Un lavoro faticoso e certosino che ci consegna, come abbiamo sentito dagli Assessori Pinciani e Saletti e dal Presidente del Consiglio, non solo proposte concrete di intervento, ma anche la capacità di inquadrare storicamente e paesaggisticamente la Francigena nei nostri territori, di dare un'ampia prospettiva di interventi e di considerare sempre di più la Francigena come una delle bellezze dei nostri territori. In Commissione abbiamo visto i documenti e le carte e condiviso in linea generale questa strada, ed è positivo sia così visto che stiamo parlando di un pezzo del nostro territorio e della nostra storia da valorizzare tutti insieme, e peraltro, se non sbaglio, fu proprio l'opposizione a portare, in uno dei primi Consigli Provinciali, la questione della Francigena in questa stanza, legata in quel caso al suo inserimento nella lista dell'UNESCO.
E questo è un altro punto: sarebbe davvero un onore per la nostra Provincia coordinare il lavoro in un comitato promotore per l'UNESCO, come viene prospettato nella delibera.
E' un progetto questo, poi, che attiva una sinergia tra tutti i livelli istituzionali. Sono coinvolti infatti, oltre alla Provincia, il Governo, la Regione, i soggetti preposti e i Comuni, in particolare ventidue comuni. E questo rende ancora più significativo il passaggio perché si è saputo mettere d'accordo diversi livelli istituzionali e diverse realtà locali, molte delle quali da anni hanno dimostrato un'attenzione significativa alla Francigena e alle sue implicazioni. Anche il comitato scientifico della consulta degli itinerari storici, culturali e religiosi del Ministero della Cultura ha approvato il paziente lavoro fatto non solo nel ricostruire il percorso storico della via Francigena, ma anche nel costruire le varianti e le ipotesi per dare le gambe al progetto in tempi ragionevoli e compatibilmente con le risorse.
E' appunto un progetto che ha le gambe. Come avete visto, è stata messa a punto una stima sommaria di spesa che spiega bene come, attraverso le varianti, si riesca a risparmiare molto nella messa in sicurezza del tracciato.
Una Francigena che abbia la sua visibilità internazionale, e che veda nella Provincia di Siena uno dei tratti più celebri e ben curati, non può che essere un volano importante dal punto di vista anche turistico. I nostri territori hanno tante bellezze, custodiscono tanti tesori, ma il compito più difficile e strategico è quello di riuscire ad attivare percorsi di valorizzazione, oltre che di conservazione. E questo è un caso di valorizzazione di un territorio e di quello che può offrire. E' questo un esempio quindi di investimento in campo culturale che ha una ricaduta sensibile. I soldi investiti nella cultura, spesso, vengono visti come sprechi, mentre invece rappresentano un investimento anche economico.
Ma di certo, accanto a questo, viene tutto l'aspetto, già ben messo in luce, storico, artistico e culturale. La Via Francigena ha rappresentato, fin dal VI secolo Dopo Cristo, l'arteria lungo la quale si sono mosse migliaia e migliaia di pellegrini, generando un indotto fatto di strutture assistenziali, chiese, borghi, commerci... Insomma, ha contribuito a rendere il nostro territorio così come lo conosciamo oggi. Ha portato a passare qui da noi persone provenienti dalle più diverse parti d'Europa, generando mescolanza e crescita. Oggi può tornare a svolgere, sia pure in tutt'altro contesto, un ruolo simile, rappresentando un altro punto di attrazione per Siena.
Può la Francigena portare nei nostri territori visitatori che si approccino profondamente all'aspetto naturalistico, spirituale e culturale della visita. Può sviluppare una rete di sinergie che nemmeno ci immaginiamo. Può mettere in luce luoghi meravigliosi, ma magari fuori dal circuito consueto del turismo.
Come ha giustamente detto il dott. De Martinis, oggi è un punto di partenza e tanto lavoro ci sarà da fare. Però è una grande soddisfazione partecipare a questo passaggio perché l'investimento sulla Francigena significa anche dare un messaggio come istituzione.
In primo luogo, la centralità della cultura come fondamento della nostra società civile e, allo stesso tempo, come volano economico. Poi l'idea di investire su una strada, una via, che ha rappresentato la spiritualità, ma anche l'incontro, la solidarietà, la mescolanza tra culture ed esperienze e che possa essere ancora oggi un luogo in cui, oltre a conoscere le nostre terre, si possa incontrare gli altri e se stessi. In terzo luogo diamo il messaggio di una Provincia utile e dinamica, che si impegna a fronteggiare le priorità dell'oggi ma è in grado, anche nei momenti difficili, di fare progettualità, sinergia e prospettiva. Il quarto punto è che offriamo un sistema di esperienza non solo ai visitatori, ma anche ai nostri concittadini i cui ritmi di vita rendono sempre meno agevole praticare i propri territori. Un percorso del genere, se vissuto fin dalle scuole, è senz'altro un invito a scoprire la nostra Provincia. Infine, senza volermi ripetere, anche qui -in questa progettazione- si vede un lavoro serio, approfondito, attento alla sicurezza e alle risorse, che quindi rifugge dagli slogan e guarda alla concretezza.
In conclusione, mi fa davvero piacere che tutti i gruppi intervenuti abbiano espresso parere favorevole ad un progetto che, peraltro, è stato portato avanti nell'interesse comune e in accordo anche con il Governo, e, visto che in un intervento precedente al mio forse è stato mal inteso, a tal proposito si è parlato della nota positiva del sistema Siena, ossia di un approccio alla Francigena che nei colloqui a Roma è stato preso a modello.
La Commissione Cultura resterà a disposizione per tutto quello si riterrà opportuno in merito alla Francigena e si impegnerà a sostenere e contribuire al percorso.

venerdì 18 settembre 2009

La Lega stimola un clima sociale positivo e civile...

Non c'è mai una connessione perfettamente aderente di causa-effetto tra clima generale e azione individuale, ma è innegabile e palese che l'atteggiamento tenuto e le parole (con leggerezza e ignoranza sociale, culturale e storica) pronunciate quotidianamente da anni dagli esponenti della Lega stiano contribuendo significativamente.

TREVISO - Un ragazzino kosovaro di tredici anni costretto a cambiare scuola perché preso in giro dai compagni di classe. Non ne poteva più di subire insulti razzisti, di ascoltare offese che lo ferivano, così ha chiesto ai genitori di cambiare scuola.
Un altro episodio di baby-bullismo a sfondo razziale che scuote Treviso, città simbolo del potere leghista in Veneto. Il nuovo caso viene a galla pochi giorni dopo che una sedicenne, scoperta a rubare ai Magazzini Coin, ha insultato il vigilante di colore che l'aveva sorpresa con un paio di pantaloncini e un reggiseno in borsa, senza averli pagati.

Storie quotidiane di razzismo che si consumano nel cuore del Nordest. La triste vicenda del ragazzino kosovaro è emersa casualmente dopo un'ordinaria lite tra coetanei. E' successo che la titolare di un bar in centro città ha chiamato il 113 dicendo che all'interno del locale si era rifugiato un ragazzo di 13 anni italiano per sfuggire all'inseguimento di due coetanei kosovari.

All'arrivo delle volanti è emersa la vera storia, confermata dallo stesso ragazzino trevigiano. Il più piccolo dei kosovari ha infatti raccontato agli agenti che lo scorso anno è stato costretto a cambiare scuola a causa dei continui soprusi subiti dal giovane italiano, rifugiatosi all'interno del bar, spalleggiato dagli altri compagni di classe. Ha ricostruito per filo e per segno un anno scolastico da dimenticare, con i compagni di classe a sbeffeggiarlo dalla prima all'ultima ora.

E' finita invece in questura la sedicenne sorpresa a rubare da Coin al termine di una vicenda incredibile. Quando l'antitaccheggio posizionato all'uscita del grande magazzino ha iniziato a suonare, la guardia di colore incaricata di svolgere i controlli ha fermato la ragazza che, alla richiesta di controllare il contenuto della borsa ha perso la testa: "Negro di m...", si è messa ad urlare di fronte ai clienti del negozio allibiti. "Lasciami stare che tanto voi siete tutti spacciatori", ha poi aggiunto.






Le iniziative di oggi a San Gimignano per la scuola di formazione

Venerdì 18 settembre
16.30 Iscrizioni e accredito partecipanti
17.00 Apertura della scuola e saluti
17.30-18.30 Relazione introduttiva Paolo Fontanelli, Resp. Enti locali PD
18.30-19.30 La città futura, Guido Martinotti, Sum
20.00 Cena
21.00-22.30 Tavola rotonda: La sfida del governo per le nuove generazioni
Cristian Pardossi, Giacomo D’Arrigo, Dario Nardella, Diego Ciulli
Coordina: Elisa Meloni, Segreteria PD

mercoledì 16 settembre 2009

Per la libertà di informazione

L'attacco a "Repubblica", di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l'ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l'opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un'eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera "retoriche", perché suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c'è un solo, facile, modo per smontarle: non tacitare chi le fa, ma rispondere.


Invece, si batte la strada dell'intimidazione di chi esercita il diritto-dovere di "cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee", come vuole la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, approvata dal consesso delle Nazioni quando era vivo il ricordo della degenerazione dell'informazione in propaganda, sotto i regimi illiberali e antidemocratici del secolo scorso.


Stupisce e preoccupa che queste iniziative non siano non solo stigmatizzate concordemente, ma nemmeno riferite, dagli organi d'informazione e che vi siano giuristi disposti a dare loro forma giuridica, senza considerare il danno che ne viene alla stessa serietà e credibilità del diritto.


Franco Cordero

Stefano Rodotà

Gustavo Zagrebelsky



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Firmate questo appello qui...

domenica 31 maggio 2009

L'Oroscopo di Rob Brezsn

Il bellissimo oroscopo di Rob Brezsn, che potete leggere tutte le settimane su "Internazionale", questa settimana è molto interessante...

"Una donna della Florida, arrabbiata perché il McDonald's vicino a casa sua aveva finito lepepite di pollo, ha telefonato al 911 per chiedere aiuto. Sempre in Florida, un uomo - che non aveva niente a che vedere con la signora - ha fatto la stessa cosa quando al Burger King non ha trovato la limonata. La prossima settimana non dovresti reagire in modo così eccessivo, Leone. Altrimenti il personaggio della regina (o del re) del dramma s'impossesserà di te, e dovrai agire con forza per impedirglielo. Se saprai resistere, avrai un ruolo che ti è molto più congeniale: la Farfalla sociale. Ti assicuro che sarà molto più divertente e produttivo".

Naturalmente, non credo assolutamente negli oroscopi, però quello di Rob Brezsn è sempre piacevole da leggere. E ve lo consiglio.

Ah, compiti per tutti della settimana:
"Quali sono le cinque condizioni necessarie per avere la sensazione di vivere in un mondo utopico?".

martedì 12 maggio 2009

Riflessione

"Bisogna riflettere su alcune caratteristiche peculiari dell'epoca in cui viviamo e pensare ai problemi che cominciano a porsi come decisivi per i prossimi due decenni fino e oltre il duemila; nel periodo cioè in cui vivranno e raggiungeranno la maturità i giovani di oggi. A questa soglia dello sviluppo storico si presentano problemi non solo del tutto nuovi, cosa che è accaduta in varie epoche del cammino dell'umanità, ma di portata tale da generare possibilità e pericoli straordinari e sin qui impensati e impensabili. Dobbiamo innanzitutto al progresso continuo delle scienze sperimentali le possibilità davvero inaudite e straordinarie che si aprono per migliorare la vita del genere umano.
(...)
...tuttavia anche nei paesi ricchi, anche negli Stati Uniti, la povertà, quella vecchia e quella nuova, non è stata vinta e la disoccupazione o la inoccupazione, e l'emarginazione, colpiscono una quota crescente di popolazione, innanzitutto di popolazione giovanile. Nei paesi della Comunità europea occidentale e negli Stati Uniti si sfioreranno questo anno i venti milioni di disoccupati. La inoccupazione giovanile è divenuta un fatto endemico e strutturale, con conseguenze umane gravissime: un frutto dovuto cioè non all'andamento del ciclo economico, che può solo ridurlo o aumentarlo di poco, ma alle caratteristiche di processi produttivi e di innovazioni tecnologiche guidati dalla legge del massimo profitto.
Si esercitano sulle nuove generazioni fino dalla prima adolescenza, sollecitazioni crescenti per il consumo, e in particolare per nuovi consumi individuali. Si aumenta costantemente il loro patrimonio di informazione, ma contemporaneamente non si riesce ad assicurare ai giovani un tempestivo ingresso nel mercato del lavoro. Di qui nasce una condizione che non è certo più quella, almeno nella maggior parte dei casi, dell'estrema indigenza, (com'era ancora nell'Italia che usciva dal fascismo), ma è sicuramente una condizione di frustrazione profonda, causa non certo unica, ma non ultima di tante forme di sbandamento.
Dinnanzi a minacce e pericoli non mancano e anzi sono ampie e forti le risposte positive tra le vecchie e le nuove generazioni. E tuttavia non si può mancar di vedere le forme molteplici di incattivimento di modelli di violenza, di sopraffazione, di arbitrio, sino alle forme degenerative estreme del terrorismo, della mafia, della camorra e dei regimi repressivi di massa in tanti paesi del mondo.
(...)
La prima, essenziale, semplice verità che va ricordata a tutti i giovani è che se la politica non la faranno loro, essa rimarrà appanaggio degli altri, mentre sono loro, i giovani, i quali hanno l'interesse fondamentale a costruire il proprio futuro e innanzitutto a garantire che un futuro vi sia".
E. Berlinguer, 1982

venerdì 8 maggio 2009

Andiamo a vedere un tramonto...


Oh, piccolo principe, ho capito a poco a poco la tua piccola vita malinconica.   
Per molto tempo tu non avevi avuto per distrazione che la dolcezza dei tramonti.   
Ho appreso questo nuovo particolare il quarto giorno, al mattino, quando mi hai detto:   
"Mi piacciono tanto i tramonti. Andiamo a vedere un tramonto..."   
"Ma bisogna aspettare..."  

"Aspettare che?"   
"Che il sole tramonti..."  

Da prima hai avuto un'aria molto sorpresa, e poi hai riso di te stesso e mi hai detto:   
"Mi credo sempre a casa mia!..."   
Infatti. Quando agli Stati Uniti e' mezzogiorno tutto il mondo sa che il sole tramonta sulla Francia.   
Basterebbe poter andare in Francia in un minuto per assistere al tramonto. Sfortunatamente la Francia e' troppo lontana.   
Ma sul tuo piccolo pianeta ti bastava spostare la tua sedia di qualche passo.   
E guardavi il crepuscolo tutte le volte che volevi...  

"Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatre' volte!"   
E piu' tardi hai soggiunto:   
"Sai... quando si e' molto tristi si amano i tramonti..."  

"Il giorno delle quarantatre' volte eri tanto triste?"   
Ma il piccolo principe non rispose.

mercoledì 25 marzo 2009

Riflessione

Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c'erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l'Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c'era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, ché di queste non ce ne sono.
Italo Calvino

martedì 24 febbraio 2009

Deliri di onnipotenza e di onnipresenza: Baricco, o della presunzione

C'è chi vuol fare le Rivoluzioni sulla propria poltrona, chi canta canzoni solo per scandalizzare (per poi strizzarci l'occhio: "ci prendiamo troppo sul serio"...; e gli altri tutti bravi a cascarci), chi piange (e fa piangere, questo è il problema) perché eliminata dal Grande Fratello mentre si consuma una tragedia vera, chi canta "superamori" in tv come un Dio sceso in terra... E c'è chi, dalle colonne di un quotidiano nazionale, trova la soluzione al mondo della cultura e dello spettacolo italiani. Come? Eutanasia. Si, proprio questo.
E' il teatrino (e mi scuserete il gioco di parole).
Sto parlando di Alessandro Baricco, passato già alla storia per delicati ritratti ("Novecento"), smielati romanzi ("Questa Storia") e saggi poco convenzionali ("I barbari").
Devo dire la verità. Ne "I Barbari" si trovano molti spunti interessanti e molte cose sono condivisibili. Consigliato perché mette luce su aspetti poco frequentati della nostra società e in particolare di quel "mutamento" che ci sembra unico e che ci accompagna tra Iphones e Youtube, passando per Facebook e Wikipedia. E l'intuizione è brillante e giusta: "c'è una rivoluzione tecnologica che d'improvviso rompe i privilegi della casta che deteneva il primato dell'arte" o "la spettacolarità diviene un valore". Il problema è che l'impianto generale del saggio manca di molte cose... E soprattutto il problema sta nelle conclusioni (esplicite o implicite) delle riflessioni.
Ma veniamo a noi. O meglio all'articolo comparso oggi su "Repubblica". Come e meglio di Povia, Baricco cattura la sua attenzione: "Basta soldi al teatro". Wow. "Luca era gay e adesso sta con lei", variante "Il teatro è una sola, diamolo alla Coca Cola". Più o meno suonerebbe così il ritornello. "Nessuna malattia", per carità: l'unica malattia è il finanziamento pubblico e la società intorno. "Nessuna guarigione", per carità: semmai una "soluzione finale", ossia lo sgancio degli ormeggi e la partenza per l'oceano increspato del capitalismo delle caravelle del teatro, della danza, della lirica, della musica...
Anche io, come Baricco, vi dico che sarebbero troppe le questioni sul tema e che "mi ci vorrebbe un libro per dire tutto ciò che penso sull'intreccio tra denaro pubblico e cultura" (ma che è una minaccia???).
Solo alcuni punti.
1) Il finanziamento pubblico alla Cultura ha l'obiettivo di estendere l'accesso alla cultura, ciò è per Baricco da "ricollocare" (come dicono ad un dipendente prima di licenziarlo); parlare di "cultura" è sbagliato e fuorviante: non esiste più una "Cultura" circoscrivibile, esistono diverse forme di cultura che pervadono la società (in maggiore o minor parte) e che si manifestano tramite l'ingegno umano; dunque, non è vero che tutta la cultura ha "abbattuto le proprie barriere" di accessibilità;
2) Lasciamo fare al mercato per abbattere le barriere, afferma Baricco: che ingenuità assoluta! Il mercato ha abbattuto tantissime barriere (volontariamente o involontariamente), ma è la Comunità che ha dato in questo senso i contributi più incisivi;
3) Scuola e televisione sono gli unici canali attraverso cui è raggiungibile chi accede alla vita culturale... Altro abbaglio assoluto: proprio in quella società molteplice e varissima, che descrive Baricco ne "I Barbari", non si può affermare che questi due siano gli unici canali, anzi!
4) Il FUS non comprende scuola e televisione non perché "stiamo combattendo su un campo in cui la battaglia è già finita", ma perché è una voce di spesa diversa; alla formazione si tagliano "Miliardi di Euro" e Baricco pensa di risolvere la questione spostando i trecentosettantotto milioni (si ad ora è questa la cifra) sulla scuola e sulla televisione? In televisione, al massimo, ponendo una distribuzione equa, si può pagare Bonolis per un annetto o poco più... Per il mondo del teatro e dello spettacolo, 378 milioni di Euro sono conditio sine qua non della sopravvivenza.
5) Come in tutti i campi, il mondo del teatro e dello spettacolo non è affatto immune da fenomeni negativi e di sprechi lampanti; ciò però non significa offendere il lavoro, spesso sottopagato o totalmente gratuito, degli operatori della cultura, che salvano LE DIVERSITA' di espressione e di produzione culturale;
6) Baricco si chiede se i privati farebbero peggio degli attuali operatori dello spettacolo e si risponde che ne è "convinto". Bene. Niente vieta ai privati anche oggi di investire in questo settore e, magari, di fare meglio. Anche io sono convinto che non è automatico che un privato faccia peggio, ma rigirare il discorso come fa Baricco è ridicolo. Inoltre, per informazione di Baricco, esistono anche ora molti privati che investono in questo settore sia imprenditorialmente che a livello pubblicitario o filantropico;
7) Baricco afferma che "il teatro di regia" è "praticamente l'unico riconosciuto in Italia". Falso. Baricco conosce tutte le forme di teatro sperimentale, impegnato, volontario, associativo, etc. etc.?
4) Mettiamo un bel programma sui libri in prima serata (come in Francia; credo si riferisca a questo Baricco); è finita la televisione da tre o sei canali e sempre più l'utente-cliente può scegliere su cosa sintonizzarsi (per fortuna: è il mercato, bellezza), quindi l'offerta televisiva si sta ampliando e sta comprendo sempre più settori; un esempio è un programma che segue le tournée di compagnie teatrali; altro punto: il programma di libri in prima serata (la panacea di Baricco) non c'è non perché mancano 378 milioni di euro alla Rai per produrlo; è una scelta editoriale;
5) Baricco si chiede dove fossero "i concerti di lieder, le raffinate messe in scena di Cechov, la Figlia del reggimento, le mostre sull'arte toscana del quattrocento etc." quando servivano, ossia (audite audite!) quando andava in onda il Grande Fratello. E Baricco dove era? No comment.
6) Baricco si domanda a ragione a cosa serva finanziare con soldi pubblici l'opera quando a scuola non si studia Verdi, etc. Su questo ha perfettamente ragione. Ma la soluzione non è smettere di finanziare Verdi, ma riformare i programmi scolastici;
7) Il teatro, la danza, la lirica etc. spesso rimangono in un terreno sconosciuto e molte persone ne rimangono estranee perché non le conoscono; prendo uno dei linguaggi ad oggi più difficili (assieme alla danza e alla musica contemporanea), ossia l'opera lirica; la prima volta che ho visto un'opera sono stato male, ho pianto, volevo scappare... Avevo sette anni. Era il Rigoletto. Oggi la amo. E, ad esempio, mi si racconti quanti delusi ci sono usciti dall'Arena di Verona (per prendere, come piace a Baricco, il più "commerciale" del "non-commerciale").
8) Baricco fa poi una bella lista di proscrizione. Via teatri stabili ("apritene uno in ogni scuola"! Mah... Esistono già, molto diffusi, i laboratori di teatro a scuola e, semmai, bisogna implementare le felici collaborazioni tra scuola e teatri, che portano gratuitamente o quasi i ragazzi a teatro; basta un professore minimamente illuminato che li faccia fare una relazione o un compito sopra quel determinato spettacolo...), via le Fondazioni che promuovono la lettura (e in tv un bel programma di libri, così la gente non si trova, non si relaziona, non vive socialmente, non esce di casa la sera, ma se ne sta rintanata sulla poltrona a farsi la sua flebo di cultura Baricchiana-si, perché sotto sotto lo vorrebbe condurre lui...), via i cartelloni di musica da camera (al prezzo di una serata la settimana in tv sottratta all'auditel... Sogni o sei desto? Ma allora vorresti trasportare la logica del non-commerciale in televisione, dove il commerciale regna? Semmai la soluzione sono i nuovi modi di fruizione della televisione, come -perdonatemi l'eresia, ma lo faccio per brevità- mySky).
9) Si ritiri lo stato, avanzino i privati; per Baricco è normale e auspicabile... Non sarebbe più semplice agevolare i privati senza ritirare lo stato (che peraltro destina lo 0,16% del suo bilancio a queste attività)?
10) Tutto questo caos fa Baricco quando ci sono battaglie (io l'ho seguita nello scorso Governo Berlusconi) per mantenere la sopravvivenza con le unghie e con i denti della diversità culturale nel nostro paese! L'Italia spende lo 0,16% del suo bilancio nel FUS, la media europea è l'1,4%, ossia quasi dieci volte di più! E allora che Baricco vada a scandalizzarsi all'estero, magari si incateni contro il Festival di Avignone (danza per giorni e giorni: puah... Meglio un programma in prima serata di libri-magari di Baricco-magari condotto da Baricco).
11) Immaginiamo un Governo di centro-sinistra. Ministro alla Cultura Alessandro Baricco. Primo provvedimento: taglio totale del FUS e distribuzione di 180 milioni di euro alla scuola (spiccioli) e altrettanti alla Rai (spiccioli). Brrrrr... Nemmeno Bondi oserebbe tanto.
12) Non si interpreti questi punti come una difesa strenua del sistema di finanziamento pubblico (FUS e altro) al mondo dello spettacolo così come è. Ci sono numerosissimi vizi, troppi soldi sprecati, investimenti sbagliati, investimenti in settori che fanno poca cultura e tanto business (parte dell'arte contemporanea), clientelismi... Ma i problemi sono fatti per essere risolti, non per eliminare un'opportunità.
13) Non esiste La Soluzione, anche perché il mondo della Cultura e dello Spettacolo è (per fortuna!) vario, soggettivamente valutabile, appassionato e appassionante... Quindi non ci sarà mai un accordo comune e univoco. Ma è anche questo il bello. Esiste pero una Soluzione: investire con coraggio, sostenere le giovani risorse, riformare i programmi scolastici, portare intere classi a teatro fin dalle elementari (come da varie parti accade), tornare (questo è per i giornalisti) alla vecchia e buona pratica della critica (Vera)... E molte altre belle idee.
Dopo tutto questo, mi è venuta voglia di ricominciare a seguire questo settore, per quanto riguarda l'impostazione politica.

sabato 14 febbraio 2009

Sasera al Teatro dei Leggieri... Argonauti: il mare non c'è più...

Virginio Gazzolo
Non si dice niente di nuovo sulla guerra.
Niente di nuovo su torti e ragioni, bene e male, barbarie e civiltà, niente di nuovo su occidente e oriente.
Si racconta una storia molto antica.
Di quando Giasone, eroe greco, salpò in armi verso l’Asia alla conquista di una ricchezza inestimabile: il Vello d’oro, chiave del potere.
Ci furono massacri e uccisioni reciproche, e infine il Greco vinse. Ma non gli servì.
Non servì a nessuno, né allora né dopo, se oggi ancora noi tutti crediamo di essere ragionevoli, buoni e civili, noi soli: orientali o occidentali.
E così ancora spedizioni e reciproci massacri.
Si racconta anche di antichi sacrifici umani: innumerevoli infanticidi, che i nostri antenati contadini, per barattare con gli dèi un buon raccolto, compivano con serena ritualità.
Ovunque nel mondo.

giovedì 27 novembre 2008

Moriva oggi Orazio...

« Mentre parliamo sarà già fuggito l'invidioso tempo:cogli l'attimo,credi al domani quanto meno ti è possibile. »

sabato 18 ottobre 2008

Destra e Allen...

In generale un'affermazione della destra è sempre una cattiva notizia, è sempre una faccenda pericolosa. Perché la destra dà risposte molto semplici, dirette a problemi enormi. Ci sono i senzatetto? Che se ne vadano. C'è un aumento di criminali? Ripristiniamo la pena di morte. Soluzioni che naturalmente non tentano di capire il perché dei fenomeni a cui vengono applicate. Al momento possono sembrare efficaci, ma fra venti anni sarà peggio e ne faranno le spese le generazioni del futuro che di nuovo si troveranno di fronte problemi gravissimi.

Woody Allen
(dall'intervista all'Unità del 1° febbraio 1995)

lunedì 13 ottobre 2008

... pensando... in questi giorni...

“Noli fora sire in te ipsum redii,
in interiore homines habitat veritas”

domenica 5 ottobre 2008

La Domenica del Sole: l'assillo dell'immediatezza

Uno dei piaceri della vita è, la domenica mattina, comprarsi il Sole 24 Ore
e leggere l'inserto culturale...
Stamattina...

"Siamo diventati incapaci di rimandare. Il nostro tempo è saturo, affogato dalla simultaneità. Non c'è passato, non c'è futuro, solo uno schiacciante presente. Così rischiamo di ammazzarci in auto per spedire sms, la chiamata persa ci assilla, la segreteria telefonica ci richiama se non la ascoltiamo, cè lo Smartphone che vibra, l'Outlook che lampeggia, Facebook che chiede cosa stiamo facendo in questo momento e chi non risponde è perduto" (...)
"Ma abbiamo davvero bisogno di questo assillo dell'immediatezza?
E' proprio diventato impossibile rimandare?"

E andatevi a vedere un luogo meraviglioso: qui.

lunedì 15 settembre 2008

Indignazione

Sono arrabbiata. Sono fiera di esserlo. La rabbia aiuta a non abituarsi a tutto. Ho sentito le parole del ministro Carfagna. Diceva: «Io provo orrore per le donne che vendono il proprio corpo per denaro». Parlava forse di un suo calendario? No, parlava delle prostitute o meglio: solo di quelle che stanno per strada. Perché non succede niente? Perché non telefoniamo, chiamiamo, bussiamo, usciamo per strada? Forse ci stiamo davvero abituando a tutto.
(Laura Guasti, Firenze)

da "L'Unità"

mercoledì 10 settembre 2008

La Russa. No comment. (e lasciamo perdere Alemanno).

LA RUSSA - Intervenendo alla cerimonia [a Porta san Paolo] e parlando davanti al Capo dello Stato (che ha invitato tutti i cittadini a rafforzare la memoria della Resistenza) il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha reso omaggio anche ai militari dell'esercito della Repubblica Sociale Italiana che, «dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della Patria». «Farei un torto alla mia coscienza - ha detto La Russa - se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia».

Dal "Corriere della sera online, 8 settembre 2008

L’ANPI NAZIONALE: «Continuano a sovvertire la storia per dare assalto all’antifascismo, alla democrazia e alla libertà»
SULLE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO IGNAZIO LA RUSSA RILASCIATE L’8 SETTEMBRE 2008 IN OCCASIONE DEL 65° ANNIVERSARIO DELLA DIFESA DI ROMA A PORTA S. PAOLO

In seguito alla dichiarazione del Ministro della Difesa Ignazio La Russa secondo la quale «anche i militari dell’RSI combatterono per la difesa della Patria», espressione di un revisionismo che pone sul medesimo piano storico ed etico dittatura e libertà, totalitarismo e democrazia, l’ANPI Nazionale ribadisce quella che è una verità storica inoppugnabile: in Italia c’è chi si è battuto per ridare libertà e dignità alla nazione − i partigiani, i 600.000 militari deportati nei campi di concentramento nazisti e le truppe angloamericane − e chi per riaffermare un dominio assoluto e criminale, ricorrendo anche a stragi di civili innocenti e deportazioni, cui parteciparono attivamente i militari della Repubblica di Salò già considerati dall’allora legittimo governo italiano collaborazionisti dei nazisti e quindi perseguibili penalmente. Con preoccupazione assistiamo all’ennesimo tentativo, da parte di illustri esponenti del Governo, di sovvertire la Storia d’Italia per dare assalto ai valori che l’hanno sorretta per sessant’anni: democrazia, antifascismo e libertà. E per evidenziare sempre di più l’importanza e l’urgenza della Memoria l’ANPI fa sue le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano pronunciate proprio in occasione della celebrazione per il 65º anniversario della difesa di Roma a Porta S. Paolo:
«(...) ho parlato e l’ho sempre sottolineato anche nelle celebrazioni della festa del 25 aprile – a Cefalonia come a Genova − di un duplice segno della Resistenza: quello della ribellione, della volontà di riscatto, della speranza di libertà e di giustizia di tanti giovani che combatterono nelle formazioni partigiane sacrificando in non pochi la loro vita; e quello del senso del dovere, della fedeltà e della dignità che animarono la partecipazione dei militari, compresa quella dei 600mila deportati nei campi tedeschi che rifiutarono l'adesione alla Repubblica di Salò».
8 settembre 2008
Ogni ulteriore commento sarebbe superfluo.

mercoledì 23 luglio 2008

Bejart a Radda in Chianti... Una bellissima serata.

Ieri sera a Radda in Chianti, in una cornice splendida, in un paese che è una perla rara dello scrigno inesauribile della Toscana, è andato in scena l'OMAGGIO A BEJART con il grande Raffaele Paganini e Grazia Galante, vera e propria musa ispiratrice del celebre coreografo scomparso nel novembre scorso.
"Affascinante per la scelta delle diverse coreografie - dalle tradizionali e classiche alla contemporaneità - e raffinato per il virtuosismo e la singolare sensibilità degli interpreti , lo spettacolo sta raccogliendo successi entusiastici nelle numerose rappresentazioni in giro per i teatri italiani. Si tratta di una sequenza coreografica fantastica che prende le mosse dalla Carmen di Bizet e chiude con il Bolero di Ravel ,percorrendo musiche di Vivaldi, Prokof'ev, Theodorakis e della Nuova Compagnia di canto popolare". Bejart aveva quella fantastica dote di artista delicato, raffinato, colto... Ha rivoluzionato la danza. Bellissimi i momenti in cui, con movimenti diversi e contemporanei, i varii danzatori conferisono al palcoscenico un'armonia di altissimo livello. Il Bolero di Bejart, poi, un classico per gli amanti della danza, è stato interpretato impeccabilmente. Un'ora e mezza di bellissime coreografie con interpreti d'eccezione che mi sono gustato purtroppo in piedi... Ma ne è valsa decisamente la pena.

lunedì 21 luglio 2008

Umbria Jazz

Meraviglioso...
Semplicemente Meraviglioso...

giovedì 17 luglio 2008

A proposito di illuminismo

È contro le leggi di natura che pochi uomini rigurgitino del superfluo mentre le moltitudini affamate mancano del necessario.
(Jean Jacques Rousseau,
da Discorso sulla disuguaglianza)