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domenica 27 marzo 2011

Montemaggio: per non dimenticare

Oggi una bellissima e sentita celebrazione dell'anniversario dell'eccidio di Montemaggio. Sono intervenuti con partecipazione il Sindaco di Colle di val d'Elsa Paolo Brogioni e il Presidente della Provincia di Siena Simone Bezzini. Ha concluso l'orazione di Enrico Rossi: un discorso vibrante e forte, che è riuscito a cogliere quel nesso profondo tra chi più di sessanta anni fa, proprio in quel luogo, ha perso la vita, e la necessità anche oggi di prendere parte, impegnarsi, avere il coraggio di sognare e di cambiare le cose. Enrico Rossi ha preso ad esempio i provvedimenti della Regione Toscana tesi a garantire assistenza medica, vitto ed alloggio a chi si trova nella nostra regione, citando l'articolo 2 della nostra Costituzione.

A chi non era presente, vi consiglio di leggere l'intervento di oggi che vi ripropongo qui sotto (fonte: regione Toscana):


"Signori Sindaci, Ex partigiani e combattenti, Associazioni Antifasciste, Autorità presenti, Signore e Signori, voglio portarvi il saluto di tutta la Toscana e ringraziarvi per l’invito a celebrare con voi il 67° anniversario dell’eccidio di Montemaggio.


Questa ricorrenza è l’occasione per ricordare il senso di avvenimenti che hanno segnato il nostro Novecento; un dovere di attenzione e riflessione che non è celebrativa, ma politica e morale. Ed è giusto farlo perché lì stanno le radici della Repubblica democratica, della Costituzione e della libertà, del nostro vivere civile".


Il nome di Montemaggio evoca uno dei fatti più spietati della ferocia fascista ed una delle pagine della ribellione giovanile antifascista in provincia di Siena. Il 28 Marzo 1944, a Montemaggio, furono uccisi 19 giovani partigiani. Due furono uccisi nelle prime ore di quel 28 Marzo 1944 a “Casa Giubileo”, la colonica dove avevano trovato rifugio i componenti del distaccamento partigiano che aveva tentato uno scambio per liberare alcuni prigionieri politici detenuti nelle carceri di Siena. La colonica fu assalita da militi della Guardia Nazionale Repubblicana durante il rastrellamento ordinato dal Commissario del fascio di Siena.


Dopo l’attacco e la resa dei partigiani di fronte alla forza preponderante degli assalitori, quello stesso 28 Marzo del ’44, tutti i prigionieri furono uccisi dai fascisti. Qui caddero 17 giovani partigiani. Solo Vittorio Meoni, pur colpito e ferito, riuscì a sottrarsi all’esecuzione.


Tutti noi siamo consapevoli di quanto la memoria sia una questione politica di prima grandezza ed abbia implicazioni a tutti i livelli nella vita sociale. Il nostro tempo avverte la difficoltà del ricordo. Siamo nella fase di passaggio: quando la memoria “vivente” dei sopravvissuti – ormai sempre più circoscritta – per non essere dispersa, deve trasformarsi in memoria “culturale”. Una memoria “esterna” che si poggia su molteplici sostegni: luoghi, archivi, musei, libri, filmati, ma anch’essa portatrice di senso in quanto costruisce l’identità collettiva, sociale.


Lo scorso gennaio sono stato ad Auschwitz con il Treno della Memoria insieme ad un migliaio tra studenti ed insegnanti delle scuole superiori della Toscana. Ebbene visitare questi luoghi che sono “memoria vivente” di quel terribile passato rende palpabile la profondità dell’offesa alla vita che si è consumata in quegli anni nel cuore dell’Europa, dove fu messo in atto un progetto politico criminale.


I partigiani si sono battuti contro una dittatura dagli esiti distruttivi e feroci, contro le deportazioni, contro la riduzione dell’uomo a strumento di lavoro forzato, contro il sistema dello sterminio. Hanno combattuto per il riscatto dei valori cancellati dal fascismo e dal nazismo, per riconquistare al Paese l’onore perduto.


Voglio dirlo chiaro: una cosa è combattere per la libertà e la democrazia , altra cosa è combattere per difendere la dittatura fascista! Le due cose non potranno mai essere messe sullo stesso piano! E questa differenza, credetemi, diventa palpabile e percepibile da tutti, anche dai più giovani, visitando i luoghi dell’orrore come lo sono stati i campi di concentramento!


Signori Sindaci, anche la Val d’Elsa ha conosciuto questa “Resistenza civile” a sostegno delle azioni partigiane nella lotta contro il fascismo. Basti pensare alle reti di solidarietà attiva di donne e di uomini che, a prezzo di gravissimi rischi, contribuì a salvare migliaia di ebrei, oppositori, ricercati dal regime.


Pensiamo alla deportazione degli operai e dei lavoratori del nostro Paese, quelli che scioperando in condizioni drammatiche nel marzo 1944 chiesero la liberazione dei prigionieri politici e la fine della guerra. La repressione contro di loro fu spietata; migliaia furono arrestati ed inviati nei campi di sterminio. Molti di loro furono consegnati ai tedeschi dai fascisti di Salò.


Dobbiamo ricordare anche il contributo dei militari nella Resistenza e nella Liberazione, per ricostruire l’ampiezza che l’opposizione al fascismo ebbe in Toscana e nel resto d’Italia. Pensiamo al gran numero e di soldati di ufficiali che all’indomani dell’8 Settembre 1943 aderirono singolarmente o a gruppi alla Resistenza. Mi riferisco a quella che è stata definita la ”Resistenza senz’armi”, compiuta dagli oltre 650.000 militari italiani, i cosiddetti IMI, internati militari italiani, catturati dopo l’8 Settembre 1943 e deportati nel territorio del Terzo Reich.


Sappiamo che la stragrande maggioranza di loro si rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di combattere a fianco dei nazisti preferendo rimanere nei campi di prigionia, costretti al lavoro forzato, e che molti di loro trovarono la morte per le privazioni e vessazioni subite.


C’è poi la vicenda, per alcuni versi meno conosciuta ma non secondaria dei tanti giovani toscani ed italiani che tra l’estate 1944 e l’Aprile 1945, provenendo dalle regioni ormai liberate ed avendo molte volte alle spalle un’esperienza partigiana si arruolarono nel ricostituito Esercito italiano e contribuirono alla formazione dei cosiddetti “Gruppi di Combattimento”.


Il nazifascismo fu sconfitto sul campo grazie all’azione congiunta degli eserciti Alleati e di tutte le forze impegnate nella Resistenza e nella guerra di Liberazione. Il prezzo pagato fu altissimo: migliaia di morti e di feriti tra civili e militari, molte città e paesi distrutti. Oltre alle stragi di civili inermi in località dai nomi tristemente noti.


Le formazioni partigiane, i “Gruppi di Combattimento” e quanti, civili e militari, nei modi più diversi, parteciparono alla Resistenza ed alla Liberazione, consegnarono al futuro un Paese in piedi, in grado di far valere a livello internazionale le proprie scelte di democrazia. A ciascuno di questi protagonisti, tra cui ricordiamo oggi i 17 giovani uccisi a Montemaggio, va il nostro debito di riconoscenza che gli anni trascorsi possono solo accrescere.


La Toscana ha pagato un prezzo molto alto per la conquista della democrazia e della libertà; 4.461 le vittime degli eccidi nazifascisti, 658 i condannati dal tribunale speciale, un decimo di tutti i danni di guerra, centinaia di deportati.


Signori Sindaci, il 1° Gennaio 1948, con l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, si introducono nel nostro ordinamento i fondamentali diritti di libertà ed i diritti sociali, configurando un vero e proprio “programma” per il futuro del Paese, una sintesi avanzata delle aspirazioni delle forze democratiche che avevano partecipato alla sconfitta del fascismo ed ai lavori dell’Assemblea Costituente.


Le parole con cui la nostra Costituzione, all’articolo 2, proclama che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo” testimoniano la volontà dei costituenti di porre un fortissimo scudo giuridico in grado di dare sostanza e concretezza alle parole dell’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, secondo cui “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti”.


L’articolo 2 della nostra Costituzione, in sintesi, garantisce il diritto di ciascun individuo ad ottenere dallo Stato il riconoscimento e la difesa delle proprie libertà, che sono inviolabili. E’ una conquista decisiva ed irreversibile, che vuol mettere la parola “fine” agli orrori che molti Stati del Novecento hanno sperimentato sulle persone in carne ed ossa.


A tutti gli smemorati ricordiamo che il XX secolo, il “secolo infelice”, come lo ha definito l’ungherese Imre Kertész, deportato ad Auschwitz e Premio Nobel per la Letteratura nel 2002, è stato anche un laboratorio di sterminio e di devastazione dei diritti e che la fuoriuscita dal disastro è costata enormemente in distruzioni e lutti.


Dobbiamo esserne consapevoli, anche nei momenti in cui le cose sembrano andare male e ci sarebbe spazio per il pessimismo. La nostra Costituzione ci offre sempre la possibilità di riprendere il cammino da una posizione avanzata.


Di questo abbiamo avuto prove sovrabbondanti nel corso degli anni. Non tutti gli Stati, infatti, hanno una Costituzione che imponga a loro stessi il rispetto dei diritti inviolabili della persona. Ecco perché dobbiamo tenerci cara la nostra e respingere i tentativi di modificarne la sostanza e la natura.


Ma la Resistenza continua, anche oggi, in difesa e per l’attuazione di questa nostra Costituzione. Viviamo infatti un tempo di cambiamenti profondi che avvengono ad una velocità straordinaria in tutto il mondo. Dobbiamo saper interpretare il senso e la direzione di queste novità, per dotarci degli strumenti adeguati per proseguire il cammino iniziato dalla Resistenza e dalla Costituzione, senza perdere di vista gli obiettivi ed i valori in cui crediamo e che continueremo a perseguire. Lo dobbiamo soprattutto alle giovani generazioni, che non hanno l’esperienza diretta del lungo e difficile cammino che fin qui è stato fatto.


Ci troviamo dentro ad un processo di globalizzazione che ha posto agli Stati domande nuove ma, allo stesso tempo ha ridotto la loro capacità di intervento e di risposta. La crisi finanziaria internazionale, che è iniziata nell’estate del 2007 e che si è trasformata in crisi economica con un’accelerazione straordinaria, ci dice che siamo ad una svolta in questo processo e che abbiamo davanti molti pericoli ed opportunità.


Siccome quella protezionistica rappresenta una non-soluzione ed è impensabile il tentativo di arginare la spinta poderosa delle forze produttive che tende a unificare il genere umano, la vera sfida è negli strumenti di governo del processo di globalizzazione, che si facciano carico delle grandi questioni da cui dipende il destino dei popoli e dell’ambiente, intimamente connessi.


Anche il tema dei diritti e della democrazia è tirato in ballo da questa crisi, perché sappiamo bene che è proprio nelle fasi di turbolenza che i diritti possono essere additati come il problema e non come la soluzione. Dobbiamo consolidare le conquiste democratiche e porre su basi solide lo sviluppo, perché è un fatto che dietro all’economia ed ai suoi meccanismi ci sono le persone ed i loro bisogni. E’ un banco di prova dove tutti siamo chiamati a tirar fuori il meglio. Soprattutto per evitare che si dimostrino realistiche le parole di Hannah Arendt sul fatto “le tendenze politiche, sociali ed economiche congiurano segretamente per maneggiare gli uomini come cose superflue”. Sono parole che ci devono far pensare e che non dobbiamo mai mettere da parte.


E’ questo impegno, anche qui ed oggi, l’omaggio più vero ai giovani martiri di Montemaggio, alla Resistenza ed alla Costituzione della Repubblica, a pochi giorni dalla celebrazione del nostro Risorgimento e dei 150 anni di Unità d’Italia"



Enrico Rossi.

mercoledì 16 marzo 2011

Odio gli indifferenti...

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Antonio Gramsci
11 febbraio 1917


venerdì 11 febbraio 2011

Last minute: pacchetto week.end 'cittadini attivi' in Provincia di Siena

Quante volte ci lamentiamo che le cose non vanno? Quante volte auspichiamo, magari tra parentesi, che le cose dovrebbero andare diversamente?

Domani e dopodomani allora carichiamoci addosso ciascuno il suo pezzetto di responsabilità, sacrifichiamo un po' del nostro tempo libero.
Mobilitiamoci.

Dalle 10 alle 12 vi aspetto sulla Siena-Firenze: a Poggibonsi sud, a Colle val d'Elsa sud, a Monteriggioni o a Siena Nord. E' un presidio contro il pedaggio che il Governo sta imponendo sulla superstrada Siena-Firenze. Un pedaggio ingiusto che, se le cose non cambiano, dal Primo Maggio pagheremo tutti. Svantaggi per tutti: cittadini, aziende, pendolari... Al presidio potremo anche firmare la petizione che chiede queste cose. Più informazioni qui.

Dalle 16.00 alle 20.00, dopo aver detto no ad una cosa ingiusta, diciamo si ad una cosa giusta. Si raccolgono le firme a Siena per una proposta di legge di iniziativa popolare promossa dai cittadini aquilani. Più informazioni qui. (Portate la carta di identità per poter firmare).

Infine, già che ci siamo, per proporvi un bel pacchetto week-end da cittadini attivi, vi ricordo la manifestazione 'SE NON ORA QUANDO?' a Siena, in Piazza Salimbeni, alle 15.30. Più informazioni qui.

Abbiamo bisogno di farsi sentire. Passare dalla fase della rabbia e della critica a quella in cui si pretende di prendere in mano il nostro destino per una società diversa.

Ci vediamo in giro, allora!

venerdì 4 febbraio 2011

Un saluto ad Alessia Ballini, leggete queste sue bellissime parole...

Da quando, circa un anno fa, mi hanno diagnosticato un tumore all' intestino, ho molto rivalutato l' uso metaforico di termini che hanno iniziato a far parte della mia quotidianità. Ascolto il Presidente del Consiglio usare il termine "metastasi" per descrivere meglio che può ciò che pensa della magistratura e non riesco ad astrarmi da quello che significa per me, i linfonodi gonfi sparsi nel mio corpo, la sofferenza delle cure che tentano di ridimensionarli. Centinaia di migliaia di persone hanno questa condizione in comune con me. Non c' è nessuno che lo consiglia sulla scelta terminologica? NON c' è un barlume di consapevolezza nella sua straordinaria capacità comunicativa? Da quando convivo con la mia malattia, ribellandomi, accettandola, lottandoci con tutte le energie che ho, la mia dimensione corporea ha assunto tutta la sua materialità, il suo predominio, la sua insopprimibile verità. Che io sono il mio corpo. Che il mio corpo non è separato dal mio spirito. Che sono entrambi miei e sono le uniche cose che possiedo. Guardo il dibattito parlamentare sul testamento biologico, annoto il suo triste esito e rammento che lo Stato sta mettendo le mani sulla mia dignità, presente e futura. Da quando la mia vita ha svoltato e mi hanno consegnato una nuova carta d' identità, quella che ognuno di noi ha in tasca e che chi è fortunato non dovrà mai tirare fuori, ho capito il significato impagabile, incomparabile di una sanità pubblica efficiente ed universale. L' istituzione che si fa carico di te, quando tu non puoi. Lo Stato che ti affianca, che ti sorregge, quando ne hai bisogno. Che tu sia ricco o povero. Comunitario o extra. Uomo o donna. Religioso o ateo. Questo è lo Stato che voglio. Che non mi invade, non mi prevarica. Che ha cura di me. Che mi rispetta. Che mi lascia libera. Che lascia libera la mia coscienza di decidere per me, per la mia vita. Dal mio punto di osservazione, parziale e, si fa per dire, privilegiato, l' attività del parlamento in merito alla vita e alla morte, al corpo e allo spirito, alla libertà e alla coscienza, appare di una povertà sconcertante. Tutti occupati a tutelare la libertà di coscienza dei parlamentari quando quella dei cittadini è definitivamente calpestata.

di ALESSIA BALLINI


Fonte La Repubblica

martedì 2 novembre 2010

Dimissioni del Presidente del Consiglio


In questi giorni accade di tutto, riguardo i problemi del Presidente del Consiglio e della sua maggioranza.

Il Paese ha ben altri problemi: crisi, disoccupazione, sviluppo, precarietà, taglio di fondi agli enti locali, stato sociale in smantellamento, famiglie che piombano ogni giorno sotto la soglia di povertà e molto altro.

Dimissioni subito. Governo di transizione per approvare la nuova legge elettorale e alcune riforme immediate. Elezioni.

mercoledì 1 settembre 2010

Festa Pd 2010: tutti i numeri di una edizione da record

100 mila visitatori e 500 volontari da tutta la provincia. Sono questi i principali numeri che hanno caratterizzato l'edizione 2010 della Festa provinciale del Partito democratico che, come ogni anno, si è svolta nella Fortezza Medicea di Siena con un programma ricco di dibattiti, concerti gratuiti e tante iniziative culturali. "Quella di quest'anno - afferma Fabio Panci, responsabile Festa del Pd - sarà ricordata come una delle edizioni più vivaci e partecipate della nostra manifestazione. Nei diciannove giorni sono state tantissime le persone che ci sono venute a trovare, dimostrando ancora una volta che la nostra Festa è uno dei momenti più imperdibili dell'estate senese"..


Gli stand gastronomici e i grandi spettacoli. Enogastronomia e spettacoli sono stati, ancora una volta, le carte vincenti della kermesse democratica. I 500 volontari, che ieri si sono ritrovati per la cena di sottoscrizione, hanno servito circa 20mila pasti nei ristoranti, pub e bar allestiti in Fortezza. Sul fronte dell’intrattenimento, la palma d’oro del pubblico va alla show di Paolo Ruffini che, con il suo Nido del cuculo, ha portato alla Festa del Pd oltre 4mila persone. Boom di partecipazione, anche per gli Afterhours e per Simone Cristicchi che hanno toccato picchi di presenze molto alti, come del resto è avvenuto anche nel corso delle serate con gruppi locali e artisti emergenti. Per il secondo anno consecutivo, inoltre, lo spazio letterario di Aperilibri ha vinto la sua scommessa, con iniziative molto partecipate che hanno consentito di presentare autori e libri legando attualità e letteratura, grazie all'organizzazione dei ragazzi di Generazione Democratica.


Il successo della politica. L'edizione 2010 però sarà ricordata anche per la massiccia partecipazione ai dibattiti e alle iniziative politiche. Da sottolineare il grande successo di pubblico riscontrato dagli incontri con Walter Veltroni, Rosy Bindi e Ivan Scalfarotto ma anche da quelli dedicati alla finanza con il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari e alla Regione Toscana con il presidente, Enrico Rossi. Boom di presenze anche in occasione delle iniziative dedicate alla sanità e alla cultura e all’“intervista doppia” ad Elisa Meloni e Alessandro Mugnaioli, rispettivamente segretario provinciale e comunale del Pd di Siena. Nel corso della Festa, nell'ambito della campagna d'ascolto "Diccene Quattro", sono stati molto apprezzati i "Capannelli delle idee" gli incontri organizzati dall'Unione comunale di Siena con la partecipazione degli amministratori locali per parlare dei temi più “caldi” che riguardano la città: dalla viabilità alle Aru, dalla Cassia al quartiere di San Miniato fino alla sosta e alla mobilità. Una massiccia partecipazione è stata riscontrata anche in occasione della manifestazione contro i tagli alla scuola che, grazie anche alla presenza della Sciacchettrà Orchestra, ha raccolto insieme centinaia di persone in un clima di festa e di divertimento.


“Grazie ai volontari – continua Fabio Panci – anche quest’anno siamo risusciti a organizzare una grande Festa democratica che è stata un successo al di sopra di ogni più rosea aspettativa. In tempi di antipolitica il segnale forte e positivo che arriva dalla Fortezza è quello di una voglia di partecipazione, di un interesse verso la discussione e il confronto, di una passione verso la politica che ancora scorre nel sangue dei senesi. Il valore sociale e politico della Festa, dunque, continua a rinnovarsi ed a mantenere una vitalità, che è quella, prima di tutto, dei giovani che si avvicinano alla politica nel modo più bello, discutendo, stando insieme e condividendo esperienze con chi è meno giovane e ha posto le basi, ormai più di sessant’anni fa, perché tutto questo fosse possibile. Il successo della Festa è un ulteriore stimolo per affrontare le sfide dei prossimi mesi con entusiasmo e con la convinzione che ci troveremo a discutere dei problemi concreti dei cittadini in una delle fasi più delicate per il nostro territorio e per il Paese”.


martedì 20 luglio 2010

Intervento in merito alla proposta di deliberazione di Consiglio sul: “Programma di valorizzazione dei percorsi della Francigena (...)”

Consiglio Provinciale -20 Luglio 2010-

Buongiorno a tutti,
io credo non si possa che essere soddisfatti nell'andare ad approvare questa proposta di deliberazione. E mi preme davvero ringraziare tutto il gruppo di lavoro “Via Francigena”, a partire dagli Assessori Alessandro Pinciani e Marco Saletti fino ad arrivare a tutti gli uffici e i tecnici coinvolti, assieme agli altri soggetti, per il prezioso impegno messo a sostegno di un progetto così importante come quello della valorizzazione dei centoventi chilometri di Via Francigena nei nostri territori.
In particolare, non si può non essere soddisfatti che questo Consiglio vada ad approvare un percorso, che tanta strada potrà fare nel futuro, che rappresenta un investimento non di corto ma di ampio respiro. Un investimento sulla cultura e, insieme, sul sistema economico che guarda avanti. Tante volte ci siamo detti che servono misure coraggiose e non appiattite sul presente per dare risposte concrete: l'investimento che stiamo approvando va in questa direzione.
E poi permettetemi di notare la serietà del lavoro fatto, che abbiamo potuto apprezzare anche nella Commissione Cultura congiunta con quelle con competenze sul turismo e sui lavori pubblici. Un lavoro faticoso e certosino che ci consegna, come abbiamo sentito dagli Assessori Pinciani e Saletti e dal Presidente del Consiglio, non solo proposte concrete di intervento, ma anche la capacità di inquadrare storicamente e paesaggisticamente la Francigena nei nostri territori, di dare un'ampia prospettiva di interventi e di considerare sempre di più la Francigena come una delle bellezze dei nostri territori. In Commissione abbiamo visto i documenti e le carte e condiviso in linea generale questa strada, ed è positivo sia così visto che stiamo parlando di un pezzo del nostro territorio e della nostra storia da valorizzare tutti insieme, e peraltro, se non sbaglio, fu proprio l'opposizione a portare, in uno dei primi Consigli Provinciali, la questione della Francigena in questa stanza, legata in quel caso al suo inserimento nella lista dell'UNESCO.
E questo è un altro punto: sarebbe davvero un onore per la nostra Provincia coordinare il lavoro in un comitato promotore per l'UNESCO, come viene prospettato nella delibera.
E' un progetto questo, poi, che attiva una sinergia tra tutti i livelli istituzionali. Sono coinvolti infatti, oltre alla Provincia, il Governo, la Regione, i soggetti preposti e i Comuni, in particolare ventidue comuni. E questo rende ancora più significativo il passaggio perché si è saputo mettere d'accordo diversi livelli istituzionali e diverse realtà locali, molte delle quali da anni hanno dimostrato un'attenzione significativa alla Francigena e alle sue implicazioni. Anche il comitato scientifico della consulta degli itinerari storici, culturali e religiosi del Ministero della Cultura ha approvato il paziente lavoro fatto non solo nel ricostruire il percorso storico della via Francigena, ma anche nel costruire le varianti e le ipotesi per dare le gambe al progetto in tempi ragionevoli e compatibilmente con le risorse.
E' appunto un progetto che ha le gambe. Come avete visto, è stata messa a punto una stima sommaria di spesa che spiega bene come, attraverso le varianti, si riesca a risparmiare molto nella messa in sicurezza del tracciato.
Una Francigena che abbia la sua visibilità internazionale, e che veda nella Provincia di Siena uno dei tratti più celebri e ben curati, non può che essere un volano importante dal punto di vista anche turistico. I nostri territori hanno tante bellezze, custodiscono tanti tesori, ma il compito più difficile e strategico è quello di riuscire ad attivare percorsi di valorizzazione, oltre che di conservazione. E questo è un caso di valorizzazione di un territorio e di quello che può offrire. E' questo un esempio quindi di investimento in campo culturale che ha una ricaduta sensibile. I soldi investiti nella cultura, spesso, vengono visti come sprechi, mentre invece rappresentano un investimento anche economico.
Ma di certo, accanto a questo, viene tutto l'aspetto, già ben messo in luce, storico, artistico e culturale. La Via Francigena ha rappresentato, fin dal VI secolo Dopo Cristo, l'arteria lungo la quale si sono mosse migliaia e migliaia di pellegrini, generando un indotto fatto di strutture assistenziali, chiese, borghi, commerci... Insomma, ha contribuito a rendere il nostro territorio così come lo conosciamo oggi. Ha portato a passare qui da noi persone provenienti dalle più diverse parti d'Europa, generando mescolanza e crescita. Oggi può tornare a svolgere, sia pure in tutt'altro contesto, un ruolo simile, rappresentando un altro punto di attrazione per Siena.
Può la Francigena portare nei nostri territori visitatori che si approccino profondamente all'aspetto naturalistico, spirituale e culturale della visita. Può sviluppare una rete di sinergie che nemmeno ci immaginiamo. Può mettere in luce luoghi meravigliosi, ma magari fuori dal circuito consueto del turismo.
Come ha giustamente detto il dott. De Martinis, oggi è un punto di partenza e tanto lavoro ci sarà da fare. Però è una grande soddisfazione partecipare a questo passaggio perché l'investimento sulla Francigena significa anche dare un messaggio come istituzione.
In primo luogo, la centralità della cultura come fondamento della nostra società civile e, allo stesso tempo, come volano economico. Poi l'idea di investire su una strada, una via, che ha rappresentato la spiritualità, ma anche l'incontro, la solidarietà, la mescolanza tra culture ed esperienze e che possa essere ancora oggi un luogo in cui, oltre a conoscere le nostre terre, si possa incontrare gli altri e se stessi. In terzo luogo diamo il messaggio di una Provincia utile e dinamica, che si impegna a fronteggiare le priorità dell'oggi ma è in grado, anche nei momenti difficili, di fare progettualità, sinergia e prospettiva. Il quarto punto è che offriamo un sistema di esperienza non solo ai visitatori, ma anche ai nostri concittadini i cui ritmi di vita rendono sempre meno agevole praticare i propri territori. Un percorso del genere, se vissuto fin dalle scuole, è senz'altro un invito a scoprire la nostra Provincia. Infine, senza volermi ripetere, anche qui -in questa progettazione- si vede un lavoro serio, approfondito, attento alla sicurezza e alle risorse, che quindi rifugge dagli slogan e guarda alla concretezza.
In conclusione, mi fa davvero piacere che tutti i gruppi intervenuti abbiano espresso parere favorevole ad un progetto che, peraltro, è stato portato avanti nell'interesse comune e in accordo anche con il Governo, e, visto che in un intervento precedente al mio forse è stato mal inteso, a tal proposito si è parlato della nota positiva del sistema Siena, ossia di un approccio alla Francigena che nei colloqui a Roma è stato preso a modello.
La Commissione Cultura resterà a disposizione per tutto quello si riterrà opportuno in merito alla Francigena e si impegnerà a sostenere e contribuire al percorso.

giovedì 15 luglio 2010

Un Governo che non cade, ma scivola inesorabilmente...

Dopo Scajola e Brancher, si dimette Cosentino... Il governo perde pezzi e in modo sempre più preoccupante...

Giusto il commento di Messina:

"se è vero che Cosentino è stato investito da un 'polverone giustizialista', non si capisce perché si sia dovuto dimettere; se al contrario è un personaggio di cui il governo deve sbarazzarsi al più presto, non si capisce perché sia degno di continuare a guidare il Pdl napoletano. Insomma, o è un brav'uomo o è un mascalzone. A meno che l'essere mascalzoni non sia ritenuto, nel Pdl, un titolo di merito"

fonte: La Repubblica di oggi

C'e' un urgente bisogno di riacquistare il diritto all'indignazione, perché la mole di cose vergognose fatte e praticate da questo governo, accompagnata da un sistema dell'informazione che minimizza o trascura (immaginate cosa sarebbe accaduto ad un governo di centrosinistra in cui si dimettono due ministri e un sottosegretario e per queste varie motivazioni gravissime!), ci toglie anche il diritto di indignarsi ogni giorno, di riaffermare un'Italia diversa: quella in cui l'onestà, il senso civico e lo spirito di servizio per la comunità primeggiano sull'egoismo, la furbizia e il malaffare.

lunedì 3 maggio 2010

sabato 6 marzo 2010

Ora basta. Questo è troppo.

VERGOGNA!

Soprattutto per tutti i cittadini, le imprese, i lavoratori che durante tutto l'anno si impegnano a rispettare le leggi, anche quando sono complicate e stratificate!

Soprattutto perché chi è al Governo dovrebbe avere un minimo di senso di responsabilità!

Soprattutto se tra ventidue giorni qualcuno avrà ancora il coraggio di votarli, invece di decidere di dare un segnale chiaro!

Resistiamo!

venerdì 12 febbraio 2010

In ricordo di Stefano Giusti

Ecco le parole di Luca Massi relativamente alla dedica del Circolo Pd di San Benedetto a Stefano:



giovedì 4 febbraio 2010

Intervento di presentazione della Mozione “ La situazione della Casa di Reclusione di Ranza nel Comune di San Gimignano e della Casa C. di Siena


Buongiorno a tutti,

cominciamo col dare un po' di numeri. In Italia abbiamo 65.067 detenuti, di cui meno della metà imputati e il resto (33.247) condannati. Di questi 24.152 sono immigrati ed è da notare come il numero degli imputati detenuti tra gli immigrati superi di quasi quattromila unità i condannati detenuti, mentre tra i cittadini italiani il numero dei condannati detenuti superi di quasi seimila unità gli imputati detenuti.
In definitiva, l'Italia ha una consistente popolazione detenuta, che determina molto spesso condizioni di sovraffollamento e difficoltà di gestione. Per questo motivo, qualche giorno fa, il 13 gennaio, il Governo ha dichiarato lo stato d'emergenza nazionale. Conseguentemente, nel comma 219 della Legge Finanziaria 2010, sono stati stanziati cinquecento milioni per le infrastrutture carcerarie, prevedendo o la realizzazione di nuove strutture o l'aumento della capienza di quelle esistenti. In particolare, è prevista la realizzazione di quarantasette nuovi padiglioni affiancati a strutture già presenti nei territori. In tutto questo, si prevede anche di assumere alcune unità come Polizia Penitenziaria. Tutto ciò significa che a qualcosa sono servite le proteste, l'impegno e la determinazione di tanti cittadini, delle istituzioni locali, degli agenti penitenziari... Tutto questo però non basta. La creazione di nuovi padiglioni è davvero pericolosa, se non ragionata: credo di poter dire fin da ora che una soluzione del genere non andrebbe affatto bene per la Casa di Reclusione di San Gimignano. Chiedo in prima istanza di aggiungere le seguenti due correzioni alla Mozione. Inserire in conclusione del settimo capoverso la frase “come evidenziato in una lettera del Sindaco Giacomo Bassi al Ministro Angelino Alfano” e inserire alla chiusura della mozione “nonostante i piccoli segnali dati nell'approvazione della Finanziaria 2010, che speriamo possano essere solo una base di partenza di un nuovo e più incisivo intervento del Governo sulle tematiche in oggetto”.
Tutto questo non basta, dicevo. La situazione presentata nella Mozione rimane. Noi non possiamo considerare le carceri come dei luoghi di stoccaggio di rifiuti tossici che la nostra società produce, non possiamo considerare le carceri come luoghi in cui rinchiudere i reietti per renderli inoffensivi, come fosse uguale spedirli in una lontana isola deserta. Non possiamo considerare le carceri un costo da ottimizzare per stipare uomini e donne in celle strette, ledendo i loro diritti di esseri umani. Non possiamo accettare che (e le condizioni di sovraffollamento incidono) ci sia un tasso di suicidi così alto in carcere. Cito Sofri che racconta come nelle carceri ci sia “una disperazione sulla quale non scende più nessun anestetico e che i traduce in un alto tasso di suicidi, che sono tanto più significativi perché commessi da persone giovani, che hanno pene brevi, oltre alle diffuse forme di autolesionismo fisico”. Il 2009 è stato l'anno con più suicidi in carcere della nostra storia: 72.
Infine, non possiamo legare il concetto di detenzione meramente a quello di 'punizione'. Viceversa, il sistema penitenziario è parte della società ed in essa svolge un ruolo cruciale attraverso la riabilitazione e le fasi trattamentali. Senza entrare nei dettagli, anche se consiglio vivamente una lettura come Cesare Beccaria ai nostri rappresentanti attualmente al Governo, il messaggio che dobbiamo dare deve essere chiaro e forte: investire sul sistema carcerario significa investire su una società migliore.
E alcune interpretazioni semplicistiche delle condizioni dei detenuti, peraltro preoccupanti a maggior ragione dopo gli eventi di cronaca degli ultimi mesi, lasciano il tempo che trovano. Ha avuto ad dire sempre Sofri come “il dolore nelle carceri sia una specie di fondo perenne e in questo senso sordo: un dolore, cioè, che nessuna risata, nessun gioco allegro, nessuno spintone tra ragazzi -che sono la maggioranza della popolazione carceraria oggi-, nessuna partita di calcio o di calcetto o di biliardino può far dimenticare nemmeno per un momento”. Credo che queste parole esprimano bene di cosa stiamo parlando.
In Toscana abbiamo 4321 detenuti, praticamente quanto un Comune della nostra Provincia. A Siena sono detenuti 386 detenuti circa. C'è una situazione che è divenuta intollerabile da tempo e cui la nostra istituzione può dare il proprio impegno e la propria solidarietà a partire dall'approvazione di questa mozione, su cui spero troveremo convergenze anche dalle minoranze perché è un problema del nostro territorio.
Andrò per sommi capi. Primo punto: il sovraffollamento di Ranza. Il carcere di Ranza vive in un significativo sovraffollamento. Ad ora abbiamo un sovraffollamento stimato di circa 103 detenuti. Questo significa un'oggettiva difficoltà a garantire standard decenti di vivibilità, nonostante il lavoro quotidiano e l'impegno di tanti operatori ed agenti. A Ranza sono presenti 306 detenuti, con una complessità ed una composizione molto eterogenea. Più di un terzo, infatti (120 ad ora), sono stranieri, cinquanta nordafricani e quaranta dell'Europa dell'Est. Questa situazione eterogenea rende ancora più impegnativo il lavoro degli agenti nel carcere.
Secondo punto: a fronte di questa situazione, a Ranza si registra una carenza di organico pari a circa il 42% rispetto alla Pianta Organica prevista per un carcere di quelle dimensioni. Sono attive ad oggi 131 unità nel carcere con un deficit di 102 unità. Il decreto ministeriale del 2001 in materia, infatti, prevede duecentotrentatré unità attive nella Casa di Reclusione di Ranza. In particolare mancano dodici ispettori, undici sovrintendenti e trentasei agenti ed assistenti. Ciò determina un ricorso obbligatorio alle ore di lavoro straordinario, che mediamente significano sei giorni di lavoro in più al mese per ciascuna unità.
Inoltre, il sovraccarico di lavoro e la responsabilità sono diventati intollerabili per la Polizia Penitenziaria di Ranza, che mette a rischio la propria incolumità fisica. E' di non molti mesi fa l'episodio di una grave aggressione da parte di un detenuto che ha mandato a lungo in ospedale un agente penitenziario. Questi sono fatti gravi, che generano insicurezza, difficoltà a svolgere il proprio lavoro, difficoltà ad attivare molte attività... Su tutto questo si è attivato da tempo il Sindaco di San Gimignano, Giacomo Bassi, molti altri enti locali, oltre che gli Onorevoli Franco Ceccuzzi e Susanna Cenni.
Terzo punto: a Ranza manca una dirigenza stabile. L'attuale Dirigente è impegnato nella conduzione di un altro istituto in una regione lontana dalla nostra e questo genera per forza problemi. Inoltre, manca proprio l'assegnazione di un Dirigente alla guida dell'istituto in pianta stabile.
Il quarto punto sta nei fattori di insicurezza percepita dalla popolazione sangimignanese e in particolare da chi abita vicino al carcere. Anche questo è un aspetto da tenere in considerazione.
Il quinto punto riguarda, invece, la Casa Circondariale di Siena. Anche qui si registra una carenza di organico, pari a diciotto unità, di cui dieci agenti o assistenti. Il sovraffollamento a Siena è calcolato in circa trenta detenuti. Quello che però più preoccupa è di ordine igienico-sanitario. La struttura penitenziaria è infatti fatiscente, invivibile sotto l'aspetto igienico-sanitario. Inoltre, la collocazione nel centro storico non aiuta né la possibilità di intervenire in modo determinante sulla struttura, né nel contemperare la sicurezza con un contesto esterno improntato principalmente al turismo. Su questo bisogna fare qualcosa.
Il sesto punto che voglio portare alla vostra attenzione riguarda l'impossibilità, in queste condizioni, di procedere spesso alle attività, in particolare di mantenere viva e implementare quella rete di relazioni con associazioni importanti nel tessuto del nostro territorio. Ci sono tante associazioni ed enti che si impegnano nel creare un ponte solido tra il carcere e la società, che riescono ad incidere in modo determinante sul reinserimento. Sostenerle e rendere il carcere un luogo sicuro per chi va ad operarci è un obiettivo primario.
Un altro aspetto, il settimo a questo punto, è che il Governo non ha dato risposte circostanziate e precise a precise e circostanziate domande degli enti locali e dei nostri Parlamentari. Spero che anche da parte delle opposizioni di questo Consiglio ci sia la volontà di portare questa questione all'attenzione. Spero che su questo tema riusciremo a fare un lavoro insieme, visto che stiamo parlando di questioni così vive ed importanti per i nostri territori.
Dobbiamo considerare il carcere come un luogo strategico e complementare della società. Per fare questo, serve la volontà di investire e di prestare attenzione a tutto quello che accade.
Vi ringrazio per l'attenzione.

venerdì 1 gennaio 2010

Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica



Un discorso bellissimo, di una chiarezza e una forza incredibili.

A voi che mi ascoltate, e a tutti gli italiani, in patria e all'estero il più cordiale augurio di Buon Anno. E' un augurio che vi rivolgo per la prima volta da Presidente della Repubblica. Rivivo la lontana emozione del mio incontro con la politica nell'Italia appena rinata alla democrazia. E colgo l'occasione per dirvi dunque brevemente dell'esperienza che sto compiendo da alcuni mesi e dei problemi con cui mi sono misurato.

Mi sono stati già affidati nel passato delicati incarichi nelle istituzioni italiane ed europee. Ma sto ora verificando quanto sia più complessa e impegnativa la responsabilità che la nostra Costituzione attribuisce al Capo dello Stato.

Interpretare ed esprimere, con passione civile e con assoluta imparzialità, sentimenti e valori condivisi, esigenze e bisogni che riflettono l'interesse generale del paese. E guardare sempre all'unità nazionale come bene primario da tutelare e consolidare.

A questo più alto incarico sono stato chiamato all'indomani di un voto che ha visto gli elettori dividersi in due parti quasi uguali, tra loro nettamente contrapposte. Le diversità, anche radicali, degli orientamenti e dei programmi, e quindi l'asprezza dei contrasti, non possono preoccupare perchè fanno naturalmente parte della competizione democratica. E non cancellano tutto quel che ci unisce come italiani.

Ma forte è il bisogno di un clima più sereno e costruttivo. Ho creduto e credo di doverlo dire.

Se la politica diventa un continuo gridare, un gareggiare a chi alza di più i toni, uno scontrarsi su tutto, su ogni questione, in ogni momento, ne soffrono le istituzioni, a cominciare dal Parlamento, e ne soffre il rapporto con i cittadini. Quando nel frastuono generale non si possono nemmeno più cogliere bene le diverse posizioni e proposte, allora molti finiscono per allontanarsi non da questo o da quel partito, ma dalla politica.

E invece, attenzione. A chi mi ascolta, e a tutti gli italiani, vorrei dire: non allontanatevi dalla politica.
Partecipatevi in tutti i modi possibili, portatevi forze e idee più giovani. Contribuite a rinnovarla, a migliorarla culturalmente e moralmente. Lessi molti anni fa e non ho mai dimenticato le parole della lettera che un condannato a morte della Resistenza, un giovane di 19 anni, scrisse alla madre: ci hanno fatto credere che 'la politica e' sporcizià o è 'lavoro di specialisti', e invece 'la cosa pubblica siamo noi stessi'.

Quelle parole sono ancora attuali: non ci si può rinchiudere nel proprio orizzonte personale e privato, solo dalla politica possono venire le scelte generali di cui ha bisogno la collettività, e la partecipazione dei cittadini è indispensabile affinché quelle scelte corrispondano al bene comune.

Ma a questo fine è importante che vi sia più dialogo, più ascolto reciproco, tra gli opposti schieramenti. Non abbracci confusi, ma nemmeno guerre come tra nemici piuttosto che polemiche tra avversari. E' questo l'appello che ho rivolto e che continuo testardamente a rivolgere ai protagonisti della vita politica, interpretando, credo, il comune sentire dei cittadini.

Quel che auspico è lo stesso clima consolidatosi, nella politica e nelle istituzioni, in grandi paesi democratici.
E' possibile che ci sia anche da noi, confido che ci si arriverà.

Attraverso un confronto costruttivo si potranno ricercare - e questo, in sostanza, è ciò che preme a tutti noi - le soluzioni migliori ai problemi più gravi del paese. Ne citerò qualcuno che sento di più. Innanzitutto quello di far crescere e progredire l'Italia nel suo insieme. Le difficoltà non sono poche, lo sappiamo: dobbiamo alleggerirci del pesante debito pubblico accumulato nei decenni scorsi, e ciò richiede seri sforzi per dare priorità all' interesse generale. Dobbiamo riuscirci non solo per rispettare i nostri impegni con l' Europa, ma per porre su fondamenta più solide e sane lo sviluppo del nostro paese.

Lo sviluppo, ripeto, dell'insieme del paese. La sua parte più dinamica e competitiva merita la massima attenzione per il ruolo trainante che svolge, ma neppure essa può crescere per proprio conto, con le sue sole forze. E' indispensabile una visione unitaria e solidale: non si può fare a meno del grande potenziale rappresentato dal Mezzogiorno, occorre metterlo a frutto con politiche incisive e coraggiose.

E per fortuna, l'Italia non è ferma. Ha già ripreso a crescere, col contributo determinante di imprenditori che hanno imboccato la strada dell'innovazione e del rischio del mercato globale; e insieme di tecnici e lavoratori qualificati e aperti al cambiamento, consapevoli che è il momento di premiare il merito. Bisogna incoraggiare gli uni e gli altri: guardando con particolare sensibilità a chi lavora in condizioni pesanti e per salari inadeguati, a cominciare dagli operai dell'industria. E non si può tollerare la minaccia e la frequenza degli infortuni cui è esposta la sicurezza, e addirittura la vita, di troppi occupati, specie di chi, italiano o immigrato, lavora in nero.

L'occupazione è in aumento. Ma c'è da creare ancora lavoro per molti giovani e donne, specialmente nel Sud: lavoro alla luce del sole e pienamente riconosciuto nei suoi diritti.

E' questa una delle condizioni principali per realizzare una maggiore coesione sociale e civile, e in particolare per combattere fenomeni di disgregazione e criminalità nelle regioni più difficili.

Più coesione significa anche più equità, meno disparità nei redditi e nelle condizioni di vita, più vicinanza e sostegno per le persone e le famiglie che versano - e sono tante - in penose ristrettezze, e per quelle che sono provate da sofferenze di ogni natura. Più coesione significa inoltre uno sforzo maggiore per integrare nel sistema dei nostri principi e precetti costituzionali, senza discriminarli o tenerli ai margini, gli stranieri di cui l'Italia oggi ha certamente bisogno, e di cui è stato ed è giusto regolare l'ingresso legale nel nostro paese.

Una società più giusta, libera e aperta può anche essere più sicura, attraverso il richiamo severo, che non deve mancare, al rispetto delle leggi, delle regole, dei doveri. E' a questo impegno che presiedono con grande dedizione, negli ambiti di rispettiva competenza, le forze dell' ordine, e la magistratura, alla quale spetta anche contribuire a un più lineare e rapido corso della giustizia.

Sono queste le basi da rafforzare per un nuovo sviluppo del nostro paese, che è possibile e non dipende solo da chi ha responsabilità di governo ma dall' iniziativa e dal contributo di molti. E ci dà fiducia la ricchezza delle risorse umane di cui disponiamo: risorse come quelle della scuola e della ricerca, ingegno creativo e produttivo, e insieme sensibilità e solidarietà diffuse, che si esprimono con forza crescente in tante forme, a cominciare dal volontariato, quello delle ragazze e dei ragazzi del Servizio civile che ho da poco incontrato, e quello dell'associazionismo laico e religioso.

E alla vigilia dell'Anno europeo delle pari opportunità voglio sottolineare come in Italia tra le riserve preziose su cui contare ci sia quella, ancora così poco valorizzata, dei talenti e delle energie femminili.
Vedete, ho conosciuto e ascoltato un mese fa a Napoli due donne. La prima, madre di un ragazzo che si stava perdendo nelle trappole della malavita, ci ha raccontato come abbia combattuto per salvarlo, per recuperarlo alla scuola e come ci sia riuscita con l'aiuto della scuola. La seconda, una giovane che ha studiato con successo giungendo alla laurea e al dottorato, lavora ora a un progetto avanzato di ricerca genetica, per mille euro al mese - e si considera fortunata - con un contratto che scade nel maggio prossimo, ma 'non ci penso - ha detto - perché "ho un lavoro bellissimo".

Ecco, due casi così diversi: ma che ci dicono entrambi quale forza morale anima tante donne e può diventare fattore essenziale di progresso civile e di crescita dell'economia e della società. In particolare, gli incontri che ho ricordato mi hanno dato ancor più fiducia nell' avvenire di Napoli: è, come sapete, la mia città, ma penso sia cara a tutti gli italiani.

Per raccogliere le energie di cui è ricca la società italiana, indirizzarne e soddisfarne responsabilmente le domande, contrastando particolarismi e chiusure egoistiche, la politica ha bisogno di istituzioni più riconosciute e più forti. Si trovi dunque l'intesa per riformarle, senza toccare il patrimonio dei grandi valori e indirizzi costituzionali. Si concordino con realismo e misura quelle riforme che possono rendere più chiaro e coerente il ruolo delle autonomie regionali e locali, più efficace nelle sue decisioni il Parlamento nazionale, supremo fondamento della democrazia repubblicana. E si ricerchi pazientemente l'accordo su meccanismi elettorali che rendano più lineare e sicura la formazione delle maggioranze chiamate a governare il paese.

Infine, la politica deve guardare non solo all'Italia d'oggi, ma al mondo e al suo futuro.

Abbiamo costruito e consolidato la pace nel cuore dell'Europa, ma c'è ancora pace oltre i suoi confini. In questo momento tragici bagliori ci giungono ancora dall'Iraq. Sentiamo come minaccia comune le guerre che sconvolgono il Medio Oriente, che insieme con la fame e le malattie attraversano e flagellano l'Africa, da ultimo ancora una volta in Somalia, e che toccano ancora altre regioni.

La comunità internazionale, e in particolare l'Europa e l'Italia, non possono assistere inerti a questi conflitti, o a rischio della proliferazione nucleare; sono tenute a fare la loro parte per promuovere pace, stabilità, disarmo, sviluppo, per sostenere ovunque la causa dei diritti umani. Perciò è giusto intensificare le iniziative di cooperazione internazionale e partecipare alle missioni delle Nazioni Unite e dell'Unione europea in aree di crisi, come quella da poco iniziata in Libano. Ed è importante farlo con la carica di professionalità e umanità che contraddistingue le nostre Forze Armate, alle quali anche questa sera esprimo la nostra riconoscenza.

Ci sono state decisioni, come quella sull'ultima missione, prese in Parlamento a larghissima maggioranza: ecco un esempio positivo di intesa tra opposte parti politiche.

Il fenomeno delle crisi più gravi e delle guerre in diverse parti del mondo si intreccia col fenomeno del terrorismo internazionale, portando in sé il pericolo dei fanatismi, delle contrapposizioni radicali, degli scontri di civiltà.

Non possiamo dimenticare quel che l'Italia ha pagato per il terrorismo di casa nostra, per quel delirio di violenza e per quelle vite stroncate, alla cui memoria dobbiamo ancora rendere omaggio.

Ebbene, ci opponiamo con eguale fermezza al terrorismo di matrice fondamentalista che non conosce frontiere. Esso non rappresenta ma divide e minaccia innanzitutto lo stesso Islam.

In quanto a noi, perseguiamo non lo scontro ma il dialogo tra le culture e tra le religioni.
Nell' attuale, contraddittorio quadro mondiale un grande contributo positivo può venire dall' Europa.

E' una convinzione, ed è un'aspettativa, che ho sentito esprimere dai Capi di Stato e dalle personalità rappresentative di numerosi paesi, di diversi continenti che ho incontrato in questi mesi. Occorre perciò superare resistenze e difficoltà che impediscono una più forte unità e azione europea. Lo diciamo sapendo che anche l'Italia conterà nel mondo che si trasforma sotto i nostri occhi solo se conterà di più l'Europa.

Su questi grandi temi - la pace, in Terra Santa innanzitutto, tra israeliani e palestinesi; il dialogo con altre civiltà e altre fedi, nella distinzione e nel reciproco rispetto; il ruolo dell'Europa - colgo una profonda sintonia con la Chiesa cattolica, con le sue espressioni di base, con le sue voci più alte. Ne ho tratto conferma dall'aperto e cordiale incontro del 20 novembre con Papa Benedetto XVI, al quale invio di qui il mio saluto beneaugurante. C'è sintonia nel sollecitare un più giusto ordine mondiale, un modello di sviluppo globale diverso e più sobrio, di fronte a un ormai inquietante degrado dell' ambiente, che minaccia la stessa sopravvivenza umana.

Nel discorso indirizzatomi in occasione di quell'incontro il Pontefice ha voluto richiamare ripetutamente i principi e i valori affermati nella Costituzione italiana. E' mia convinzione che sia in effetti questo il riferimento essenziale per affrontare nel modo migliore anche i temi più delicati che oggi ci vengono proposti dagli sviluppi della scienza e dall'etica, da complesse situazioni sociali e da dolorosi casi umani come quelli che ci hanno di recente turbato e coinvolto. Alle scelte di cui si riconosca la necessità, il Parlamento può giungere nella sua autonomia attraverso un dialogo sulla vita e un confronto sulla realtà della famiglia che portino chiarezza ed evitino fratture.

In conclusione, le questioni che si profilano in ogni campo all' inizio del nuovo anno richiedono un impegno di più pacata e costruttiva riflessione, un maggior senso del limite e della responsabilità. E' così che potranno essere superate molte difficoltà, rispetto alle quali un paese come il nostro deve e può avere fiducia in se stesso. E' un paese nel quale antiche e profonde sono le radici della civiltà dell'Europa e dell'Occidente. E' un paese che può far leva tanto sulla sua storia quanto sul suo dinamismo, sulla sua capacità di rinnovarsi e migliorarsi.

E' questo il saluto di Buon Anno che rivolgo dunque a voi tutti, alle vostre famiglie, e in modo particolarmente affettuoso - anche da nonno, se mi permettete - ai bambini che vi circondano. Ne incontro molti, al Quirinale e nelle città: e sono sempre una fonte fresca di gioia e di speranza. E' pensando a loro che dobbiamo saper guardare lontano, saper guardare consapevolmente al futuro.

Grazie, e ancora auguri!

mercoledì 2 dicembre 2009

OGGI ALLE ELEZIONI UNIVERSITARIE A SIENA VOTA:

venerdì 13 novembre 2009

I ricercatori? Da Repubblica...

ROMA - Ottanta milioni destinati all'assunzione a tempo indeterminato di 4200 ricercatori universitari finiti nel nulla. La denuncia è dell'Osservatorio della Ricerca, un gruppo trasversale di scienziati e ricercatori italiani. Il rischio che la somma, stanziata dalla Finanziaria 2007 ma 'vincolata' a un successivo provvedimento, svanisse nel nulla si è concretizzato quando l'emendamento presentato nell'Aula del Senato (e a suo tempo bocciato in commissione Bilancio a Palazzo Madama), (che ha appena approvato il provvedimento in via definitiva), è diventato un semplice 'ordine del giorno'.

A quel punto i ricercatori hanno perso le ultime speranze: "Siamo di fronte alla ormai quasi certa perdita di fondi per le assunzioni dei ricercatori - denuncia il coordinatore dell'Osservatorio, Rino Falcone, del Cnr - fondi già stanziati che andranno in economia. Sappiamo quanto sia complicato recuperare risorse per questo settore (e come tutti i politici sensibili ai temi della consocenza si lamentino delle difficoltà di farle uscire dal bilancio dello Stato): qui le risorse ci sono già e si decide di non allocarle!".

giovedì 8 ottobre 2009

mercoledì 7 ottobre 2009

domenica 4 ottobre 2009

Ricordo.

Stamattina a Marzabotto... Per non dimenticare.

ManifestAzione.

Ieri a Roma... Sono uno di questi farabutti: